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mercoledì 28 marzo 2018

Itinerari nell'arco alpino occidentale

Articolo sulla Scuola Intaglio Melezet apparso sul libro:
Rosanna Carnisio
Itinerari
nell'arco alpino
occidentale
per auto, moto, camper, bici
ed. Susalibri


Il fervore spirituale e artistico della prevostura di Oulx fece si che in tutta la regione nascessero una dopo l'altra vere e proprie opere d'arte, ordinate dai monaci di Oulx per le varie chiese del Brianzonese, che a loro volta contribuirono alla nascita di vere e proprie dinastie di scultori locali che andarono poi classificate sotto il nome generico di Scuola di Melezet. Si può paragonare questa scuola di montagna a quella dell'alta Maurienne, che lavorò pure in Delfinato nello stesso periodo, esercitando un'influenza evidente anche sulla scuola d'oltralpe.
Certamente Melezet formò alcune dinastie di scultori, come i Rode, che scolpirono i portali di Salbertrand nel 1512, di Bousson nel 1514, di Savoulx nel 1537, delle fonti battesimali di Sauze d'Oulx, di Sant'Ippolito di Bardonecchia, di Les Arnauds, di Thures e di Cesana e di tante fontane della valle, riconoscibili dagli stemmi delfinali. Tuttavia la Scuola del Melezet deve la sua reputazione soprattutto alla  scultura del legno, alla creazione degli altari di Les Arnauds, di Bardonecchia, Savoulx, Oulx, Sauze d'Oulx, Exilles, Fenils, Cesana, ai leggii (Millaures) e ai portali, ancora in legno, delle chiese delfinali. per ironia della sorte invece l'altare della chiesa di Melezet fu scolpita da un fiammingo nel 1698, anche se gli scultori locali, che come sempre non firmavano le loro opere, lo arricchirono con grappoli policromi di uva.

mercoledì 24 febbraio 2016

I fiori nel legno


La rivista mensile PleinAir, che si occupa di turismo secondo natura, camper, caravan, tenda ed escursioni, ha dedicato nel numero 522 di gennaio 2016, un articolo a Bardonecchia e alla Valle Stretta.







I giornalisti Federica Botta e Alessandro De Rossi sono venuti a visitare anche la nostra scuola, e così hanno descritto l’evento:

I fiori nel legno

Lo scalpello del mastro intagliatore entra sicuro nel blocco di cimbro come fosse burro, intagliando con maestria davanti ai miei occhi il disegno appena accennato a matita, una forma tondeggiante e complessa con intrecci di fiori e tralci. Invece la mia sgorbia – come ho imparato a chiamarla – s’impenna, scalpita e fa una gran fatica, sotto le mie mani incerte, a seguire il semplice riquadro a stella che mi accingo a scolpire. Allievi di ogni età si radunano, due sere alla settimana, alla Scuola di Intaglio di Melezet, un laboratorio speciale che porta avanti una tradizione già attestata nel 1550. La scultura più apprezzata del territorio è una corona di piante mediterranee dove melograni e limoni si adagiano su girasoli e grappoli d’uva. Elementi che l’ignoto autore delle prime opere conservate nella chiesa di Sant’Antonio Abate non aveva probabilmente mai visto sulla pianta e tanto meno assaggiato. Ma che ben rappresen­tavano la ricchezza del Delfinato francese a cui apparteneva la diocesi di Bardonecchia, che all’epoca estendeva i suoi confini sino alla Provenza e alle Alpi Marittime.

intaglio e scultura del legno

articolo apparso sul sito
della rivista PleinAir

sabato 19 dicembre 2015

Salbertrand. Gli gnomi di legno del Gran Bosco

articolo pubblicato sul quotidiano LA STAMPA del 18 dicembre 2015

Salbertrand.
Gli gnomi in legno del Gran Bosco.
A Salbertrand, nell'atrio dell'antico hotel Dieu di via Roma, si può ammirare il Presepe degli Gnomi.
Unico nel suo genere, i suoi piccoli e buffi personaggi sono stati realizzati a mano, uno a uno, da un gruppo di scultori lignei locali.
Il presepe è composto da una sessantina di gnomi che vivono in un angolo del Gran Bosco di Salbertrand, ricostruito in miniatura, sede del Parco Alpi Cozie.
( A. MAC. )

PRESEPE DEGLI GNOMI 2015 (clicca per andare direttamente al post dedicato al presepe)

mercoledì 11 novembre 2015

I maestri e gli allievi ci insegnano..

Articolo pubblicato sul CORRIERE di TORINO e della PROVINCIA
sabato 15 gennaio 1994


 La Scuola di Intaglio e Scultura legno del Melezet - 450 anni fra storia e attualità

I maestri e gli allievi ci insegnano come si sviluppa un'arte antica


Presso la Sala delle Mostre del Palazzo delle Manifestazioni in Viale della Vittoria a Bardonecchia si è tenuta dal 23 dicembre al 7 gennaio la “Mostra degli scultori e intagliatori in legno”. L’organizzazione è stata curata dalla Scuola del Melezet che con la presentazione di opere degli insegnanti ed allievi della scuola stessa torna a soddisfare l’interesse di un vasto pubblico di estimatori.
Com’è noto le radici di tale Scuola sono antichissime. La più lontana testimonianza è costituita dal leggio della parrocchiale di Millaures dell’anno 1508. Ma non vi è chiesa o casa patrizia dell’Alta Valle di Susa che non abbia traccia della presenza di artisti ed artigiani sia per le lavorazioni in pietra che in legno. Esisteva una cava di marmo giallo al Melezet dalla quale venne tratto il materiale per colonne, portali, fonte battesimali, fontane, statue che ancora oggi sono presenti in Valle Susa, nel Delfinato ed in Savoia.
Dopo un lungo periodo di oblio, negli anni cinquanta, sotto la spinta propulsiva di personalità e autorità locali e con la guida del Prof. Giuseppe Pognante la Scuola riprende la sua attività. E’ un periodo dal 1951 al 1956 di pieno fervore. Tornano ad essere studiate le forme di scultura tipiche della Valle, con copia dal vero eseguite in chiese, cappelle ed ovunque siano presenti quei motivi che danno spunto a nuove realizzazioni.
Dopo alcune vicende in questi ultimi decenni la scuola è ora organizzata su due corsi di diverso grado; il primo di base e di avviamento per i neofiti, il secondo di perfezionamento per chi ha già seguito il corso di base.
Dal punto di vista didattico le lezioni sono articolate sulle materie: disegno ornato, copia dal vero, modellato in creta, tecnica dell'intaglio, conoscenza del materiale, guida alla conoscenza del patrimonio artistico locale. I corsi, dopo numerosi cambiamenti di sede, si tengono ora presso l'ex scuola elementare nella frazione Melezet. L’attrezzatura disponibile è stata integrata con altro importante materiale grazie ad un apposito contributo erogato dalla Provincia di Torino- Assessorato Montagna.
Gli insegnanti che hanno seguito gli allievi in questi ultimi anni e che hanno effettuato la riorganizzazione tecnica dei corsi sono i signori Bruno Blanc, pittore ed incisore, che ha seguito particolarmente il settore disegno e modellato in creta, Angelo Vachet, Roberto Martini e Walter Re che si sono occupati del settore intaglio in legno e dell'informazione sul patrimonio artistico locale . Considerata l'attuale struttura organizzativa dei corsi, l'impegno profuso dagli insegnanti ed il vivo interesse degli allievi, la sensibilità e disponibilità dell'amministrazione locale e della Comunità Montana si può ottimisticamente presumere la continuità dei numerosi corsi della Scuola del Melezet. Recentemente è stata costituita in Bardonecchia l'Associazione Intagliatori Scultori del Legno alta Valle Susa che si propone di contribuire al recupero ed incentivazione dell'attività tradizionale della​ lavorazione​ artistica del legno in Alta Valle. L'associazione raccoglie circa 35 appassionati - provenienti da diversi Comuni dell'Alta Valle Susa- che svolgono l'attività di intaglio e scultura del legno.
La mostra che presenta opere sia degli insegnanti ( Alberto Capellino, Roberto Martini, Angelo Vachet, Roberto e Franco Alessandria) e di numerosi allievi, è incentrata sulle forme classiche: grappoli di frutta, volute, tralci di vite, angeli, realizzate con gusto e maestria.
Di rilievo anche le opere di Roberto e Franco Alessandria che rappresentano il gruppo di Oulx. Queste si staccano in parte per la loro morbidezza, per il loro stile quasi floreale, rispetto alle opere delle scuole del Melezet che sembrano traslare sul legno un ancestrale ricordo della scultura in pietra. Interessante lo spaccato di Walter sulle sette fasi della lavorazione di un grappolo del Melezet.
1) disegno su progetto
2) trasferimento del disegno sul legno
3) scontornatura
4) sbozzatura e modellato
5) finitura
6) impimatura( stesura a base gesso)
7) decorazioni( pittura, duratura, velatura a bitume e cera)
A vista terminata le opere presentate quasi si uniscono e si sintetizzano e appare nella mente di uno spettatore amante di Bardonecchia, lo splendido complesso ligneo dorato nel presbiterio della chiesa parrocchiale di Sant'Ippolito. Con le sue colonne tortili, fasciate di grappoli d'uva, contornato da trionfi di frutta, sormontato da un gruppo di angeli in armonioso movimento è una visione che a tutti consigliano di ammirare specie quando è completamente illuminato, guardandolo dalla galleria dell'orchestra. Certamente quest'opera potrebbe essere la prima di un elenco- itinerario artistico della scultura lapidea e lignea dell'alta valle, che ci auguriamo di trovare nella prossima mostra di cui saremo immancabili visitatori.  
 
Scritto da Antonio Bruno 

venerdì 7 novembre 2014

Itinerari Piemonte giugno luglio 2000 supplemento al n. 33

Articolo apparso sulla rivista "Itinerari in Piemonte" di giugno-luglio 2000 supplemento al n. 33

La Scuola d'Intaglio del Melezet


Le Tracce dell'artigianato ligneo d'arte dell'Alta Val d i Susa, l'architettura spontanea e religiosa, gli oggetti d'uso rurale, prodotti nei secoli scorsi da intagliatori e scultori locali, ha originato una scuola di tradizione: quella del Melezet. Risale al 1508, data del leggio della parrocchiale di Millaures. Dal XVI al XVIII in Alta Valle operano dinastie artigiane d'artisti di Melezet: i Roude o Rode, gli Ourcel, gli André e i Faure di Thures.

Ma l'esistenza d'una scuola d'insegnamento diretto è incerta.

Nel 1938 lo scultore Lillo Colli, vede le prospettive turistiche dell'Alta Valle e propone una vera scuola d'intaglio.

Frenata dalla guerra, la "Scuola del Melezet" nasce negli anni '50 col professor Giuseppe Pognante, ispirata ai temi tradizionali e sacri del tipico ornato policromo.

I maestri Galimberti, Faure, i docenti Nervo, Vallariello e Blanc, poi Re, mantengono la scuola, oggi è guidata dal maestro Angelo Vachet, aiutato da Cappellino e Carosi.

A Melezet le sculture di ragazzi fioriscono, vivaci, manuali espressioni artistiche, s'avverte con la rinascita dell'antica produzione, dedita all'arte sacra, dai bei grappoli di frutta policromi, peculiari della Chiesa di Sant'Antonio del Melezet. A due passi dal locale che ospiterà la scuola d'intaglio, che produrrà, come sempre, anche angeli alati e ornati floreali. Nei corsi tesi a trasferire le tecniche acquisite, che tengono viva la lavorazione artistica del legno. Per molto tempo ancora, speriamo.

articolo pubblicato
 

sabato 27 settembre 2014

Dieci artisti del legno fanno tappa al rifugio Levi Molinari

12- 13 luglio 2014

simposio scultura intaglio su legno
articolo su "Luna Nuova"

Exilles.

Più forti della pioggia e del freddo, che soprattutto nella giornata di sabato ha imperversato sul rifugio Levi Molinari. Sono i dieci artisti del legno che nello scorso week-end hanno dato vita alla terza edizione delle giornate di scultura presso la struttura ricettiva di Grange della Valle, all'imbocco del selvaggio vallone del Galambra.
La manifestazione organizzata da Etinomia e Valsusa Casa Tua con il supporto dei gestori del rifugio, ogni anno si prefigge di mettere insieme le migliori sgorbie della valle per dare modo a gitanti e turisti di vederli all'opera en plein air per due giorni e poi di godere delle loro realizzazioni, che rimangono ad accogliere gli escursionisti nei boschi intorno alla struttura. Ed anche quest'anno, nonostante un sabato di pioggia e freddo, con la neve caduta poco a monte del rifugio e il termometro che ha toccato a malapena gli 8 gradi, gli scultori, provenienti da Salbertrand, Bussoleno, Villarfocchiardo, San Giorio e Bardonecchia, non hanno deluso le attese, lasciando in eredità ai dintorni del rifugio i loro personaggi e le loro figure, realizzati quest'anno in legno di larice, molto meno versatile e più difficile dal lavorare del tradizionale cirmolo.
L'eclettico sangioriese Mimmo Ligorio, l'uomo del geco, si è prodotto in un indiano, mentre il villarfocchiardese Mario Mattiello e il bussolenese Riccardo Cuccarollo hanno dato forma alla regina di queste montagne, l'aquila. Altri due bussolenesi, Mario Tironi e Pino Venturini, si sono prodotti in un alpinista.
La bardonecchiese Elisabetta Serra, unica rappresentante del gentil sesso, ha realizzato dei funghi, mentre Dario Milesi di Salbertrand ha messo in campo uno scarpone del gigante. Il più giovane della compagnia, il salbetranese Daniele Biolati, ha invece pensato ad un benaugurale pentolone con tanto di marenghi dorati. I due bardonecchiesi Andrea Silvestro e Oscar Franzini hanno invece realizzato un geco ed una chiave di violino.
 
tratto da LUNA NUOVA di  Claudio Rovere.

Per vedere alcune foto della giornata leggere il post
III° edizione "gli scultori al Rifugio Levi Molinari" (= clicca sopra per andare direttamente al post)

mercoledì 16 luglio 2014

ITINERARI in PIEMONTE ottobre novembre 1998

Articolo apparso sulla rivista "Itinerari in Piemonte" di ottobre-novembre 1998, a cura del maestro della scuola Walter Re

"SCUOLA di INTAGLIO del MELEZET"

mostra dedicata ai lavori della Scuola Intaglio Melezet
mostra dei lavori della Scuola
 In alcune aree dell'arco alpino la lavorazione del legno assume caratteristiche di alto livello artigianale e talora artistico: l'intagliatore e lo scultore raggiungono elevati livelli tecnici, sviluppano spiccata specializzazione e notevole abilità.

Hanno così origine le cosiddette "scuole di tradizione". Nelle Alpi italiane le più note sono quelle della Valle d'Aosta e della Val Gardena, ma anche in alta Valle di Susa, con lontanissime origini nel secolo XVI (la più antica testimonianza datata e siglata da un intagliatore del Melezet oggi conosciuta è costituita dal leggìo della parrocchiale di Millaures e risale al 1 5 0 8 ) , l'attività della lavorazione del legno trova le condizioni ideali per diffondersi ed ancora oggi offre la testimonianza della "Scuola del Melezet".

In diverse chiese e cappelle dell'alta Valle sono numerose le opere lignee firmate od attribuibili a scultori ed intagliatori locali; un certo numero di tali opere vennero realizzate da esponenti di vere e proprie dinastie di artigiani artisti originari della frazione (un tempo comune) Melezet di Bardonecchia attive dal XVI al XVIII secolo.

Da questa produzione locale trae probabilmente origine il termine "Scuola del Melezet" anche se l'attività di tali dinastie (i Roude o Rode, gli André, gli Ourcel) non può da sola testimoniare l'esistenza di una scuola organizzata di intaglio e scultura con finalità didattiche e professionali.

Occorre inoltre precisare che anche in altri comuni e frazione dell'alta Valle di Susa operarono altre dinastie di scultori ed intagliatori a titolo esemplificativo si può citare la famiglia Faure di Thures cui sono attribuite le ancone degli altari di alcune parrocchie alto-valsusine.

Dopo un lungo periodo (tutto l'Ottocento e inizio del Novecento) di cui non si hanno notizie né testimonianze significative di produzione locale di opere lignee, l'idea di attivare o riattivare una scuola di intaglio e scultura in legno viene proposta nel 1 9 3 8 da Lillo Colli, abile scultore nonché pioniere dell'insegnamento dello sci a Bardonecchia, con felice intuizione delle nascenti prospettive di sviluppo e trasformazione socioeconomica dell'alta Valle Susa: il turismo e le opportunità di mercato per la produzione artistica locale. Purtroppo gli eventi della seconda guerra mondiale frenano quasi sul nascere l'iniziativa.

Una vera e propria "Scuola del Melezet” organizzata con finalità didattiche, viene invece proposta ed attivata agli inizi degli anni ’50 dal professor Giuseppe Pognante ( 1894- 1985): la profonda conoscenza del patrimonio artistico dell'alta Valle Susa, ma anche Brianzonese  e della Maurienne di Pognante, consente al  "maestro" di proporne ai giovani allievi lo studio, la ricerca e la realizzazione di lavori ispirati a temi sacri e tradizionali, di motivi decorativi che sviluppano un ornato sobrio ed impreziosito da tipiche policromie.

Dagli anni '50 ad oggi, con alterna continuità, si è mantenuta attiva, soprattutto a Bardonecchia, la lavorazione artistica del legno e l'organizzazione di corsi per l'insegnamento delle tecniche tradizionali: al professor Pognante, la cui scuola è stata attiva sino al 1956, sono seguiti come insegnanti il maestro Galimberti (fine anni '50 ed inizi '60) il maestro Eligio Faure (anni '70), il professor Nervo dell'Accademia di Torino coadiuvato dagli insegnanti Vallariello e Bruno Blanc (inizi anni '80) e con continuità dal 1986 al 1995 dagli insegnanti Angelo Vachet e Walter Re. Attualmente la Scuola, organizzata come Associazione, è gestita da Angelo Vachet e da alcuni insegnanti formatisi nel ciclo di corsi attivati dal 1986 (Capellino, Carosi, Silvestro, ecc.).

L'attuale produzione, a dire il vero quantitativamente piuttosto limitata, è orientata alla realizzazione di oggetti di prevalente carattere decorativo: si tratta in primo luogo dei "grappoli del Melezet" intagliati e policromati, che traggono ispirazione da quelli settecenteschi presenti ancora oggi nella chiesa di Melezet, ma anche pannelli decorativi, stemmi e testoline d'angelo, scolpiti ad alto e bassorilievo, sviluppo plastico di motivi di disegno ornato, ecc.

Le caratteristiche tipiche dell'attuale produzione, oltre alla assoluta unicità delle opere realizzate, sono essenzialmente la valida e talvolta raffinata tecnica di esecuzione dell'intaglio, la composizione e la decorazione policroma eseguita con tecniche tradizionali o personali.

I corsi della "Scuola del Melezet" non sono corsi di formazione professionale, in quanto attualmente in alta Valle di Susa non esistono prospettive di occupazione a tempo pieno nel settore della lavorazione artistica del legno; non vogliono neppure essere corsi di elevata specializzazione in particolari discipline artistiche: gli attuali insegnanti perseguono un unico e semplice obiettivo: trasferire le proprie conoscenze tecniche acquisite nel tempo o personalmente ricercate, con occhio attento ai tempi della tradizione locale, per mantenere viva e presente in valle la lavorazione artistica del legno. Gli allievi di oggi potranno essere gli insegnanti di domani e garantire la continuità della "Scuola del Melezet".

Walter Re







mercoledì 4 giugno 2014

La Valsusa. Terminato il corso di doratura con oro zecchino

Articolo pubblicato sul settimanale "La VALSUSA"
1 maggio 2014

La VALSUSA. articolo del 1 maggio 2014
Articolo pubblicato



Bardonecchia. I 500 anni della Scuola d'intaglio del Melezet.

Le prime origini della Scuola del Melezet sembrano risalire ad un gruppo di scultori della frazione che tra i secoli XVI e XVIII produssero opere lignee presenti in diverse chiese e cappelle dell'Alta Valle.
"Una vera e propria scuola , documentata e organizzata con finalità didattiche, viene proposta agli inizi del 1950 dal prof. Giuseppe Pognante, 1894-1985 - spiega la scultrice bardonecchiese Elisabetta Serra - La Scuola del Melezet ha cambiato numerose sedi, sia nella frazione stessa che in Bardonecchia. Oggi la sede si trova al Melezet, di fronte alla Chiesa, ex scuola elementare. All'inizio le sculture avevano prevalentemente soggetti sacri, sono stati realizzati anche i grappoli presenti all'interno della chiesa del Melezet. L'attuale produzione è orientata alla realizzazione di oggetti di prevalente carattere decorativo: si tratta in primo luogo, dei grappoli del Melezet, intagli policromi e dorati, raffiguranti grappoli  di frutta e ortaggi che traggono ispirazione da quelli presenti ancora oggi nella Chiesa. Vengono anche prodotti pannelli decorativi e stemmi scolpiti ad alto e basso rilievo; talvolta vengono anche realizzati sculture a tutto tondo.
Oggi gli iscritti all'Associazione Scuola Intaglio del Melezet sono all'incirca 40, suddivisi in scultori residenti e scultori villeggianti. Quasi ogni paese dell'Alta Valle ha una scuola di intaglio, collaborano partecipando alle varie manifestazioni di artigianato presenti sul territorio piemontese. I corsi della Scuola del Melezet non sono corsi di formazione professionale; gli attuali insegnati si impegnano a titolo gratuito per passione, perseguendo un unico e semplice obiettivo: trasferire le proprie conoscenze tecniche acquisite con un occhio attento alla tradizione locale. Lo spirito è quello di fare in modo che gli allievi di oggi diventino gli insegnanti di domani e garantiscano la continuità della Scuola. I corsi di scultura sono attivati tutto l'anno e seguono programmi personalizzati per ogni allievo che voglia partire dai rudimenti della scultura, per arrivare alla realizzazione dei Grappoli del Melezet. Per i soci dell'Associazione, inoltre, sono stati attivati negli ultimi due anni corsi specifici: un corso di disegno in 10 lezioni e un corso avente come soggetto la testa di un cavallo sempre in 10 lezioni, un corso di doratura a foglia libera con oro zecchino svoltosi in quattro lezioni e conclusosi recentemente.
Per rispettare maggiormente la tradizione originale dei grappoli del Melezet abbiamo svolto un corso per insegnare a dorare con oro "vero" anziché con imitazioni. Tutti i partecipanti hanno realizzato un giglio di Francia che prima hanno scolpito e poi hanno dorato".
- continua la Serra - "Al prof. Pognante, che ha iniziato la scuola, sono seguiti come insegnanti il maestro Galimberti,il maestro Eligio Faure, il prof. Nervo dell'Accademia di Torino,coadiuvato dagli insegnanti Vallariello, Bruno Blanc, Walter Re, Angelo Vachet e Alberto Cappellino. A volte si rivolgono a noi persone interessate a commissionare delle sculture; per la gran parte vengono richiesti i grappoli tipici del Melezet. Per scolpire si utilizzano fondamentalmente scalpelli e sgorbie da legno per incidere e realizzare le forme. Normalmente le sculture vengono realizzate completamente  a mano. Solo in alcuni casi , come per le sculture a tutto tondo, sono utilizzati attrezzi come l'elettro sega, , il flessibile e la lima elettrica. E' possibile visitare la scuola  e chiedere informazioni  ogni martedì  e venerdì dalle ore 21 alle ore 23." _ conclude.
M.T.V.

venerdì 2 maggio 2014

La Scuola del Melezet di Laura Tamagno

Nella rivista mensile TORINO APRILE 1954, Laura Tamagno scrisse il seguente articolo:

"LA SCUOLA DEL MELEZET"


L’alta valle di Susa è ormai fra le regioni alpine più frequentate, grazie allo sviluppo preso in questo ultimo trentennio dalle gite estive e invernali.

Se analizziamo l’attrazione ch’essa esercita su di noi, ci accorgiamo che è dovuta non soltanto alle sue possibilità sportive e al suo paesaggio, ma anche all’armonia con cui le vecchie costruzioni ne completano la bellezza; così che le antiche case, i tipici campanili delle chiese, le cappelle, i piloni, restano parte integrante dei nostri più lieti ricordi.

L’alta valle di Susa è ricca di architetture dall’epoca romana in qua. E non soltanto di architetture, ma di pitture, arredi, oggetti, onorevoli testimonianze del lavoro intelligente e paziente del sacrificio secolare di tempo e di denaro degli antichi valligiani.

La valle di Susa non era isolata fra le sue montagne come certi affermano, perché lungo la valle di Susa si snodavano due dei percorsi internazionali più frequentati, il Moncenisio e il Monginevro : per essi passarono Barbarossa e Napoleone.

Naturalmente, chi cerca dappertutto Michelangelo e Raffaello, resta alquanto perplesso di fronte ad opere di confine, in cui s’incrociano tendenze disparate.

E’ senza dubbio la difficoltà di riconoscere la provenienza delle diverse forme, che ha scoraggiato gli studiosi dall’approfondire i problemi relativi all’epoca e all'ispirazione delle opere d’arte nelle nostre vallate alpine, e rende indifferenti o sprezzanti le persone colte. Ma se loro vorranno, fra un volo e l’altro in sci, fra una risata e l’altra, dare un’occhiata in giro, vedranno opere che meritano qualche attenzione, e sono a volte, assai curiose.

Si dà il nome di Scuola di Melezet, dalla ben nota frazione di Melezet di Bardonecchia, a scultori locali, la cui attività si estese per molti secoli nell’alta valle, in Savoia e Delfinato. Il nome della scuola serve a designare in particolare gli artisti del legno.

Segnalerò ora qualche opera, scegliendo di preferenza quelle della conca di Bardonecchia.

L’arte di scolpire era già praticata con successo nella valle di Susa, prima del XV secolo.

Un ottimo esempio è la chiesetta di S. Caterina a Chiomonte, dove la formula del portale romanico è interpretata in modo insolito, e dove soprattutto sono da esaminare le mensolette degli archetti sul fianco e sulla facciata: sia in forme geometriche, sia con piccole facce, tipo intagli africani, possono assegnarsi ai primi decenni del Duecento.

A questo tipo di sculture si possono riallacciare i capitelli della chiesa parrocchiale di Salbertrand, dove l’interpretazione delle maschere angolari in alcuni di essi, veramente picassiana, e il taglio semplificato di altri, pone l’interessante problema della datazione dei pilastri.

Queste opere sono lavoro di artigiani della vallata, oppure di artisti chiamati appositamente ad eseguirle?

Il fonte battesimale della chiesa parrocchiale di Chiomonte appartiene alla stessa tendenza. E’ molto antico? O è la sopravvivenza di un gusto ormai superato in Italia e Francia? Le caratteristiche razziali delle testine che si affacciano sopra le grandi foglie, e la rude forza con cui furono scalpellate, fanno pensare si tratti di arte locale.

La datazione della croce processionale della chiesa di Melezet, lavorata secondo lo stile romanico anche nel perizoma che fascia il corpo del Cristo, pone un simile problema. Le opere in legno precedenti il XV secolo, sono scomparse, e quindi meriterebbe accertare esattamente l'epoca della croce perché sarebbe l’esemplare più antico rimasto degli intagliatori in legno di Melezet.

Varie acquasantiere di pietra si possono scaglionare nei secoli medioevali fino al Cinquecento, tutte interessanti come giuoco di forme, e la cui datazione è molto ardua.

Fra i più chiari segni di prosperità di tutti i tempi è la sistemazione degli acquedotti. Ed ecco che una serie di grandi lavatoi fu collocata nei paesi della valle al XV secolo, quando i più stretti rapporti colla Francia fecero affluire commercio e benessere. Le vasche sono quasi tutte lavorate ad archetti o a ornati, e la stessa cifra della data è pretesto a motivo decorativo.

Tra di esse la vasca della frazione Thures di Cesana, di forma poligonale, reca in rilievo su una delle facce, il motivo araldico di corona due delfini e due gigli, che ci dice che la vasca fu lavorata dopo il 1446, epoca dell’annessione dell’alta valle al Reame di Francia.

Il soffitto in legno della chiesa parrocchiale di Rochemolles, si compone di un traliccio a scomparti quadrati, ciascuno dei quali porta una stellina, e meriterebbe d’esser conservato con più cura. Confrontarlo col soffitto scolpito della valle d’Aosta ora al Museo Civico di Torino, assegnato al sec. XV; esso è più ricco di quello di Rochemolles, ma quello di Rochemolles rivela un gusto più delicato; confrontarlo soprattutto col soffitto della cappella di S. Sebastiano a Lanslevillard nella Savoia al di là delle montagne.

Si possono assegnare alla seconda meta del XV secolo le due statuette policrome della Madonna con Bambino e di S. Sisto a Pian du Col sopra Melezet, giudicando dai costumi che indossano. Il benessere che la valle aveva raggiunto e il suo sviluppo intellettuale si possono apprezzare guardando queste figurette, dalla robusta grazia e dall'espressione intelligente.

Altro esemplare di scultura che mostra come la scuola degli scultori locali stesse fiorendo, è il leggio della parrocchiale di Bardonecchia che porta la data 1508. Il carattere paesano non esclude una sua bellezza: nel delfino dello stemma del Delfinato, l’interpretazione dell'animale sconfina nel mondo delle favole; sull’altra faccia del leggio, nella sintesi spiritosa di un campanile del luogo colle sue cuspidi. Il leggio è poi stato sormontato da un bizzarro ornato in tempo posteriore, e prova la perizia degli artisti valligiani il fatto che esso s'intona benissimo col resto.

All'inizio del XVI secolo si osserva come, fra le tendenze che s'incrociavano nell'alta valle, dapprima prevalesse l'influenza francese e nordica. La tendenza artistica del Rinascimento italiano stentò a infiltrarsi nel nord d'Europa, perché ad essa si accompagnava grave cambiamento di punto di vista nell’intender la vita (prova le furibonde lotte religiose di quel secolo), e i popoli del nord d'Europa proseguirono quindi svolgimento artistico consono ai loro punti di vista, spingendo il gotico alle estreme conseguenze. Dal contrasto fra le due tendenze e dai sorprendenti risultati dell'incrocio di esse, nacque la inesatta convinzione che le valli di confine fossero incapaci di accogliere movimenti artistici nuovi.

La tendenza rinascimentale italiana che appare nella finissima porta della chiesa parrocchiale di Cesana, del 1518, è un caso isolato e dubito sia stata fatta da un artista locale. Nei portali delle chiese parrocchiali di Salbertrand, del 1512, e di Bousson di Cesana, vediamo la continuazione del mondo artistico nordico, coll’arco inflesso Tudor, e l’energia che distingue Parte delle regioni di montagna, sia in Piemonte che, ad es., nel Tibet.

Meno ricco, ma ugualmente notevole è il portale della frazione Savoulx di (Oulx, colla data 1532; e la stessa forma dall'apertura e gli stessi intrecci di lettere assegnano la bellissima porta di una casa ad Oulx agli stessi anni.

La porta minore della chiesa parrocchiale di Salbertrand, datata 1548, assai simile a quelle, mostra l’intenzione di accogliere elementi del Rinascimento italiano come nella Francia coeva, senza modificare di molto l’essenziale struttura.


Fonte battesimale parrocchia S.Ippolito Bardonecchia
fonte battesimale S. Ippolito

Il contrasto dei due modi di vedere diede per risultato il fonte battesimale della chiesa parrocchiale di Bardonecchia, recante la data 1573. La vasca circolare su base poligonale, conserva il profilo dell’epoca precedente, ma nella biscottatura e negli angeli segue il modo rinascimentale. La vasca è sormontata da un coperchio a piramide, completato dal battesimo di Cristo : ma questo schema rinascimento è sormontato da un grazioso padiglioncino a cuspide gotico fiammeggiante.


Opera strana è la vasca battesimale agli Arnauds, per i bassorilievi che la ricoprono. Dagli stemmi si deduce che appartiene alla fine del sec. XVI, se non ai primi anni del XVII, ma esce dagli schemi classici; soltanto adesso, abituati come siamo all’arte più bizzarra, possiamo gustarne il fascino e capire da quali contrasti spirituali e turbamenti sociali essa sia nata.

Per la necessità di proclamare ben chiaro il credo cattolico della Controriforma, si costruirono e si scolpirono molti pulpiti, e parecchi si possono vedere nella vallata, arricchiti di rilievi e diventati parte importante delle chiese.

La croce del cimitero agli Arnauds di Bardonecchia presenta un altro di quei problemini stilistici che rendono difficile fissare date, e che richiederebbero pazienti ricerche negli archivi delle chiese, se pure resta qualche documento.

La fontana di Sauze d ’Oulx e stata datata 1555 ma ritengo che tale data possa riferirsi alla condotta di acqua, o a parte soltanto della fontana, perché la vasca, col suo ricurvo profilo e la grande cartella su cui si adagia lo stemma dell’Abbazia di Oulx, si può piuttosto assegnare alla prima meta del Seicento, confrontandola colla fontana della Drancia a Saluzzo, che è del 1633.

Alla cappella di N. S. del Coignet agli Arnauds vi sono due candelieri a forma di angeli ad ali spiegate che forse si possono pure assegnare al XVII secolo, campioni dei lavori della scuola in fatto di arredi.

Nella cappella di S. Andrea a Millaures, il quadro d’altare della Madonna è stato inquadrato con una vistosa cornice a volute di fogliami, dai quali sbocciano testine d’angioletti, nascondendo così parte degli affreschi del Cinquecento avanzato che ricoprono la parete. Questa cornice fu completata con due gradini e con un piccolo tabernacolo. Per quanto si tratti di opera paesana in una cappella sulla montagna, i fogliami si svolgono con un’ampiezza di movimento che fa dimenticare la mediocrità della pittura. Da tale movimento, dalla forma del tabernacolo e supponendo che il quadro sia stato dipinto alla stessa epoca, dall’esame dei costumi dei santi rappresentati, deduco si possa assegnare questa cornice al XVII secolo. Essa richiama, oltre l’arte italiana, il gusto dell’arredamento francese all'epoca di Luigi XIII e del giovane Luigi XIV.

Nella chiesa di Melezet esistono delle statue di legno consumate e stinte, ma che conservano la stessa ampiezza di attitudine e vivacità di modellazione: esse sono di dimensioni press’a poco al naturale, e lassù sul coro dove le ho viste, sembrano un gruppo di persone intente a discorrere.

Due altari, quello della chiesa degli Arnauds e quello della parrocchiale di Bardonecchia, presentano caratteristiche comuni, tanto da poterli assegnare agli stessi anni. Hanno entrambi la stessa ricchezza di lavoro, la stessa struttura in tre parti divisa da colonne torte con trabeazione, e recano entrambi un quadro nella parte centrale, e delle nicchie con statue di santi nelle laterali.

Agli Arnauds, l’altare — il più modesto dei due — adatta la sua struttura in tre parti all’antico abside poligonale, ed è sormontato da una lunetta col Padre Eterno, la quale occupa perfettamente il vano della volta. Tutto l’insieme è massiccio ma molto decorativo, con tabernacolo ad andamento ricurvo. A Bardonecchia invece, la costruzione totale dell’ancona di legno dorato e dipinto e collocata su un altare in marmo, ed è di così grandi dimensioni che la mensa diventa la minima parte del complesso. Sulla trabeazione delle colonne torte, è collocato il monogramma di Cristo raggiante fra nuvole e angioletti, con effetto di slancio verso l’alto. Il disegno dell’altare in marmo. e le proporzioni generali possono assegnare l'altare alla fine del Seicento, come l’altare di S. Francesco da Paola a Torino. L ’effetto complessivo è ricco e grandioso, però si notano degli squilibri di rapporti, le statuette sono rigide, e i particolari mancano di finezza. Direi che la scuola di Melezet cominciasse a dar segni di esaurimento.

Nella chiesa parrocchiale di Rochemolles vi è un altare laterale dove il quadro dell’Assunta, di composizione vivace, è completato, oltre che da cornice scolpita e da cornici laterali d’inquadratura delia parete a cui è appoggiato, con estese volute e festoni di poco rilievo, in modo che il quadro possa predominare, e il cui carattere suggerisce il XVII secolo e ricorda cose francesi.

Alla seconda meta del XVIII secolo appartengono probabilmente i festoni ai lati dell’altare di Rochemolles, il gradino sull’altare cogli arredi, e il dignitoso Cristo Crocifisso.

I candelabri più bassi formano intreccio, come un merletto, a  completare il gradino dell’altare; quelli alti hanno già la linea alquanto rigida dello stile Luigi XVI.

Questo complesso è ancora buono, ma, col passare del tempo, le sculture si fecero più grossolane, la policromia più stridente, e i festoni si gonfiarono, enormi e ingenui. Influì certamente, sull’esaurirsi della scuola di Melezet lo scetticismo settecentesco e il materialismo ottocentesco. Occorre un vivido sentimento di convinzione da parte dell’artista oltre che da parte del committente, per produrre opere vitali : col passare del tempo, le statuette diventarono dure e meno espressive.

Ora un gruppo di volonterosi vuole riprendere la scuola di Melezet non come imitatori pedestri di cose superate, ma come studiosi dell’opera dei padri per trarne incitamento.

E’ stata infatti costituita una scuola col nome di Melezet per l’addestramento di giovani con aspirazioni  artistiche, che per un periodo di due anni copieranno vecchie opere per comprenderne la tecnica e lo spirito e poi si eserciteranno a creare secondo loro stessi. Questa scuola e già approvata e sussidiata dal Ministero della Pubblica Istruzione, e le autorità della valle si adoperano per sostenerla : tra di esse è da segnalare per la sua paterna assistenza il Sindaco di Bardonecchia.

Vi sarà chi obietterà con una smorfietta : ≪ A che pro risuscitare ciò che ha fatto il suo tempo? A che pro cercare di attirare l’attenzione su qualche prodotto artigiano? ≫.

Ma perché non cercare di imprimere agli oggetti che usiamo un ritmo simpatico, come seppero fare i nostri padri cogli oggetti più comuni?

Perché non incoraggiare questi volonterosi?

Tocca a loro dimostrare il valore del loro tentativo: auguriamo loro ch’esso sia come il famoso semino di senapa, capace di produrre un grande risultato.

L'avventurosa vita del pittore Giuseppe Pognante


Giuseppe Pognante pittore, nacque nel 1894 vicino a Lione, a St.Rambert, figlio di poveri contadini emigrati, originari di Piossasco.
In Francia aveva studiato e si era perfezionato per cinque anni alle Belle Arti, conseguendo un titolo equivalente alla nostra laurea in architettura. Era stato sostenuto e incoraggiato nel suo lavoro di giovane artista dal grande Eduard Herriot. Ma quando un anarchico italiano, Sante Caserio, attentò alla vita del presidente Sadi Carnet, l’ondata xenofoba antitaliana si abbatté anche sulla famiglia di Pognante e l’èpicerie (drogheria) del padre di Giuseppe venne saccheggiata e devastata. In fin di vita il padre chiese al figlio di non farsi mai naturalizzare francese…
Così Pognante fece il soldato nel 3° Alpini, btg. Exilles. E al ritorno dalla grande guerra sposò Rita Guglielmino, che fu la sua musa ispiratrice e compagna straordinaria di vita. Con l’avvento della dittatura fascista non poté impiegarsi come docente alle scuole professionali di Susa, dove ci sarebbe stato il posto da insegnante di disegno, perché non aveva la tessera del partito nazionale fascista.
Così, grazie al cognato che gli pagò anche il viaggio, Pognante andò in Africa e al Liceo di Mogadiscio poté insegnare, vincendo il concorso. Anche lì incontrò ostacoli, perché gli mancava sempre quella famigerata tessera del P.N.F., che gli antifascisti interpretavano come Per Necessità Famigliari.

Dall’Africa tornò con l’ultimo piroscafo prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale.
Ritornato in Italia finalmente riuscì ad insegnare, prima nelle professionali e poi alle medie di Susa.
Ma il periodo forse più bello e umanamente gratificante per lui fu quando, agli inizi degli anni cinquanta, mettendo a frutto studi precedenti e ricerche sul campo condotte nell’alta valle della Dora e nel Delfinato, con un gruppo di giovani fece rinascere a Bardonecchia la Scuola del Melezet.
Targa commemorativa a Susa
 Morì a Susa nel 1985.

 
 



tratto da un articolo di ARMANDO BRIGNOLO
pubblicato sul quotidiano LA STAMPA cronaca di Asti del   




Per approfondire il ruolo del prof. Pognante alla Scuola Intaglio Melezet, leggere anche  
Cenni storici